Vorrei condividere con tutti voi — docenti, personale ATA, genitori e alunni — una lettera che una nostra convittrice, appena diplomata, ha lasciato in forma anonima.
Al di là delle parole che leggerete, credo che questo messaggio ci ricordi il senso più profondo del nostro lavoro. Nella quotidianità, tra fatiche, responsabilità e momenti complessi, è facile perdere di vista l’impatto che possiamo avere nella vita delle ragazze che ci vengono affidate. Questa testimonianza, invece, ci restituisce uno sguardo autentico su ciò che il convitto rappresenta per loro.
Sapere che il convitto è stato vissuto come una seconda casa, un luogo in cui sentirsi accolte, ascoltate e accompagnate nel proprio percorso di crescita, è forse il riconoscimento più bello che possiamo ricevere. Non perché tutto sia stato perfetto, ma perché dimostra che una relazione educativa autentica lascia un segno che va ben oltre la quotidianità.
Nulla di tutto questo è scontato. È il frutto dell’impegno, della presenza discreta, dell’attenzione, della professionalità e dell’umanità che ciascuno di noi mette nel proprio lavoro, spesso senza aspettarsi un riscontro immediato.
Condivido questa lettera perché possa essere motivo di soddisfazione per tutti noi e, al tempo stesso, un incoraggiamento a continuare a credere nel valore della nostra missione educativa. A volte non ci rendiamo conto dell’importanza del nostro ruolo, ma testimonianze come questa ci ricordano che, anche quando non viene espresso apertamente, il nostro lavoro può lasciare un’impronta positiva, contribuendo a far sentire il convitto un luogo in cui crescere, sentirsi al sicuro e costruire legami destinati a durare nel tempo.
Il mio grazie più affettuoso va alle colleghe che condividono con me questo prezioso lavoro educativo e, in modo particolare, alla nostra cara Rettrice Dirigente Scolastica e alla D.S.G.A., sempre attente ai bisogni delle nostre convittrici .
Con il cuore colmo di gratitudine, vi auguro una buona lettura.
L’educatrice Mariella Faraone
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