
Martedì 3 giugno all’Università degli Studi di Palermo si è tenuto il seminario “Ci prendiamo la parola”, incontro finale del progetto sperimentale PCTO “Enterprise”, ideato dal Garante per l’Infanzia e dell’Adolescenza del comune di Palermo e dal gruppo di progetto costituito dallo staff del’U.O. del Garante e da Dirigenti scolastici, col contributo della Consulta Provinciale degli Studenti.
I percorsi hanno coinvolto i licei Ascione, Basile, Cassarà, Maria Adelaide, Ferrara e Meli su due ambiti, Magazine e Volontariato, e la classe 3^ Liceo classico del nostro Educandato ha lavorato al percorso Magazine contribuendo alla creazione di una rubrica, “Dipendenze e Territorio”, pubblicata su Blog Sicilia al seguente Link https://www.blogsicilia.it/
Il progetto si è rivelato un percorso complesso, inclusivo e motivante che ha permesso alle/ai ragazzi di sperimentarsi come dei veri e propri piccoli giornalisti all’opera, con risultati significativi nell’acquisizione di competenze trasversali.
Si riportano parti di alcune riflessioni condivise dalle/dagli studenti della classe 3^ Liceo classico nel corso del seminario.
“La figura professionale del giornalista” di N. Giosuè Viscardi
Nel corso di questo PCTO, lavorando a stretto contatto con esperti giornalisti, abbiamo compreso che figura del giornalista sta subendo una trasformazione radicale rispetto al passato.
Oggi, il giornalista deve correre più veloce delle notizie, affrontando una realtà fortemente condizionata dalla presenza delle nuove tecnologie e in cui la disinformazione è all’ordine del giorno. È essenziale saper distinguere il vero dal falso e raccontare con responsabilità. La capacità di ascoltare e apprendere è fondamentale per rappresentare la verità in modo genuino, e il giornalista, da questo punto di vista, è un mezzo per la maturazione di una coscienza sociale.
Abbiamo capito che il giornalista non è semplicemente una persona immersa nella scrittura, ma il suo ruolo richiede versatilità nella gestione delle diverse forme di comunicazione, forte organizzazione e senso di responsabilità. Il giornalista deve essere un professionista completo, capace di gestire le sfide etiche e pratiche del mestiere. In questo contesto, abbiamo notato che alcune professioni legate al giornalismo, come quella del fotoreporter, stanno scomparendo. Questi professionisti, spesso poco riconosciuti, hanno svolto un ruolo cruciale nel documentare eventi e raccontare storie attraverso le immagini. La loro perdita rappresenta una sfida per il futuro del giornalismo, che deve continuare a evolversi e a valorizzare ogni aspetto del racconto, assicurando che la professione rimanga un pilastro fondamentale della società.
“Il valore della ricerca” di Alida Polizzi
Fin dall’inizio sapevamo che il tema che ci attendeva sarebbe stato impegnativo, per la sua delicatezza e complessità. Proprio per questo abbiamo scelto di affrontarlo con una ricerca seria, accurata e responsabile, a partire dall’analisi delle informazioni. Abbiamo consultato articoli scientifici, dati statistici e leggi, verificando sempre le fonti.
All’inizio non capivamo cosa significasse veramente la parola “ricerca”: ci limitavamo a raccogliere informazioni sparse, senza una reale comprensione. Ma presto abbiamo compreso cosa significhi davvero fare ricerca, e soprattutto da dove inizia: dall’umiltà di riconoscere ciò che non sappiamo, dal coraggio di porci domande e dalla volontà di non accontentarci di risposte semplici.
Abbiamo scoperto che il concetto di “dipendenze” va ben oltre le sostanze o l’alcol: include il gioco d’azzardo, l’uso compulsivo dei social, l’ossessione per l’estetica. Temi diversi, ma uniti da un filo comune: il disagio, la solitudine e la fragilità umana.
Questa ricerca non è stata una semplice fase di lavoro, ma un vero esercizio di responsabilità e umanità. Ci ha stimolati ad ascoltare, riflettere, confrontarci, e ci ha aiutati a crescere, non solo come studenti, ma come persone.
In un mondo pieno di informazioni, spesso confuse o approssimative, abbiamo capito che ricercare in modo serio è un atto civico: il primo passo per sviluppare pensiero critico e coltivare consapevolezza.
“Il valore della condivisione e della puntualità” di Alessandra Saglimbene
Desidero condividere alcune riflessioni scaturite dal percorso di PCTO che abbiamo recentemente intrapreso. Si è trattato di un’esperienza formativa ricca e stimolante, che ci ha visti impegnati nella stesura di articoli, nella conduzione e trascrizione di interviste, e in generale in un lavoro redazionale che ha richiesto impegno, organizzazione e, soprattutto, collaborazione.
Non sono mancate le difficoltà. L’organizzazione del lavoro e la gestione delle tempistiche si sono rivelate, in alcuni momenti, sfide di notevole impegno. Tuttavia, proprio questi ostacoli ci hanno offerto l’opportunità di crescere. Abbiamo imparato, infatti, a gestire meglio il tempo, a distribuire le responsabilità in modo equo e a sostenere il lavoro altrui con spirito di squadra.
Lavorare in gruppo, come spesso accade, non è stato sempre semplice. Il confronto di idee, le divergenze di opinione, la necessità di rivedere i propri punti di vista sono dinamiche che, inizialmente, possono generare fatica. Eppure, col passare del tempo, abbiamo compreso quanto siano fondamentali per un’autentica collaborazione. Il confronto costruttivo e la revisione condivisa dei testi e delle interviste si sono rivelati momenti preziosi, capaci di arricchire sia il lavoro finale che ciascuno di noi, umanamente e intellettualmente.
Un elemento che ha acquisito un’importanza cruciale durante il nostro percorso è stato quello della puntualità. Il rispetto delle scadenze non è soltanto una questione organizzativa: è, prima di tutto, un atto di rispetto nei confronti degli altri. Consegnare puntualmente il proprio contributo significa permettere agli altri di lavorare con serenità e garantire il buon esito del progetto comune. La puntualità, in questo contesto, si è rivelata una forma concreta di responsabilità e di impegno verso il gruppo.
In conclusione, questa esperienza ci ha insegnato che collaborare non è semplicemente lavorare insieme, ma dialogare in modo autentico, ascoltare, mettersi in discussione e costruire qualcosa di condiviso. È stato un percorso in cui abbiamo appreso attraverso il fare, ma che soprattutto ci ha dato consapevolezze: che il lavoro di squadra è una palestra di crescita e che, solo attraverso la collaborazione e il rispetto reciproco, si può raggiungere un risultato davvero significativo.
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